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giovedì 3 aprile 2014

Acli Campania presenta: "365 Aiuti quotidiani", lo Spot che spiega come cresciamo grazie al 5x1000


Abbiamo fortemente voluto dare testimonianza del lavoro svolto dalle Acli in Campania grazie alle donazioni del 5x1000. Ecco lo spot presentato oggi nella sede regionale di via del Fiumicello a Napoli.

Attraverso le esperienze di chi svolge quotidianamente il lavoro nei territori delle cinque province, le foto degli eventi e i video delle principali iniziative, abbiamo creato un patchwork di storie, di incontri che vuole restituire parte dell'impegno che abbiamo messo nelle diverse attività.

Il video non racconta tutto. E' uno sguardo per definizione parziale sulle cose, ma che nasce dal desiderio di tenere aperto sempre un dialogo con chi ha deciso di sostenerci e noi dentro un percorso di condivisione e crescita. Perchè raccontarsi è fatica. Farlo insieme è generosità.

E poi grazie.  A Maria Elena Napodano e Alessadro Paolo Lombardo, che ci hanno resi anche belli.

Buona visione
Acli Campania





martedì 1 aprile 2014

Quale ruolo per le associazioni versione 3.0?


Altrove, su questo blog abbiamo affrontato il tema dell'associazionismo di promozione sociale, ad esempio in relazione alla crisi (sociale, economica, educativa) che viviamo o in relazione alle politiche e i servizi per l'immigrazione.
Ma quale è il metodo dell'associazionismo di  promozione sociale, quale la struttura che lo sostiene?

di Gianvincenzo Nicodemo

C'è un aspetto della trasformazione sociale che stiamo vivendo che riguarda il rapporto tra cittadino e collettività.
Lo Stato e gli enti locali sono sempre meno in grado di fornire alcuni dei servizi pubblici essenziali nelle forme e nelle modalità nelle quali abbiamo imparato a concepirli dal dopoguerra ad oggi.

Il vincolo dell'equilibrio di bilancio è diventato una scure che rende inapplicabile riforme anche interessanti, e il peso del debito pubblico (prodotto da politiche scellerate) è insostenibile. La prospettiva dei tagli, che sembra l'unica (praticabile e impraticabile insieme, in questo parossistico paese) rende difficile immaginare ampliamenti di diritti sociali, che invece vediamo ridotti progressivamente da dieci anni a questa parte. Si pensi alle pensioni per le generazioni di lavoratori che hanno oggi meno di cinquanta anni o ai tagli del fondo nazionale e dei fondi regionali dei servizi sociali. Lo Stato non ce la fa, e andiamo verso forme premoderne di intervento sociale. 

Un esempio. Nella Napoli del XVI secolo si trovavano in transito da e verso Roma un enorme numero di pellegrini, che, soprattutto negli anni di Giubileo, sobbarcandosi viaggi che duravano mesi e senza il becco di un quattrino inondavano le strade. Ora, capitava spesso che questi pellegrini si ammalassero durante il viaggio; inoltre, non essendo turisti con bancomat e libretto di assegni si affidavano alla Provvidenza, al punto che neanche sapevano dove  avrebbero dormito o mangiato. La differenza tra vagabondo e pellegrino non era poi così marcata e ne nasceva un reale problema sociale e sanitario.
A questo e ad altri problemi sociali dava una risposta la società civile organizzata: mille forme di carità che si autoorganizzavano dal basso: ordini religiosi, associazioni private di fedeli, confraternite. Nel caso del problema sociale dei pellegrini, a Napoli (sul modello di un analogo intervento nella prima metà de' 500 a Roma) in quegli anni nacque l'Arciconfraternita dei Pellegrini, che opera ancora oggi.

Quale spazio per le organizzazioni sociali in questa epoca per tanti versi premoderna? E soprattutto,quale è il compito dell'ora per l'associazionismo, in questo tempo, nel meridione del Paese?


Io credo che la parola chiave dell'autoorganizzazione dal basso dei cittadini nel ventesimo secolo sia lo scambio mutualistico. Siamo abituati a concepire la mutualità come cooperazione, come scambio a contenuto economico tra persone.

Una forma di mutualità classica, ad esempio, è costituita dalle cooperative di  consumo, in cui l'associarsi in cooperativa è finalizzato ad acquistare prodotti a condizioni migliori di quelle offerte dal mercato, o alla cooperazione di lavoro, in cui l'oggetto dello scambio è il lavoro a condizioni migliori di quelle offerte dal mercato. Un analogo discorso vale per le cooperative di conferimento per il credito cooperativo, eccetera.
Lo scambio mutualistico classico - la mutualità, così come abbiamo imparato ad averci a che fare - ha un contenuto economico, è una cosa che ha a che fare con l'economia in senso proprio, e infatti le cooperative - che ne sono la rappresentazione più classica, sono, secondo il nostro diritto civile, imprese.

Ma c'è una mutualità che ha contenuto prevalentemente relazionale, ed è rappresentata dalle associazioni. La voce mutualità del dizionario ne riporta come una  "forma di cooperazione fondata sulla base della reciproca tutela e assistenza".

C'è uno spazio per una mutualità associativa: c'è spazio perchè le associazioni diventino luoghi fisici e non in cui lo scambio a prevalenza non economica ma relazionale assume  la centralità che le compete.  
C'è un motivo per cui per cui ritengo che le associazioni - e le associazioni di promozione sociale - siano strumento privilegiato per affrontare la sfida sociale. Una sfida sociale che ha i contorni dell'atomizzazione, dal venir meno della famiglia come ammortizzatore (sociale, psicologico, economico) della fragilità individuale, della venir meno della stessa educazione come azione della comunità.

In primo luogo le associazioni sono luoghi di vita delle persone: luoghi in cui le persone si incontrano e socializzano l'incertezza. Penso allo scambio che avviene in certi nostri circoli di giovani famiglie, in cui la difficoltà dell'esperienza della paternità e della maternità diventa il tema dello stare insieme, del comunicarsi come si è superata una determinata difficoltà con i figli, di come ci si relaziona con i mondi (gli insegnanti, i pediatri, i compagni di scuola o di calcetto, ecc). Penso all'associazionismo di mutualità dei genitori del Santobono che incontriamo con il nostro Patronato, che insieme riescono a farsi forza nella debolezza data dalla sofferenza della malattia del proprio bambino.

La mutualità associativa  nel senso dello stare insieme si concretizza nelle mille forme di associazionismo di promozione sociale che promuovono socialità: dal circolo dove ci si ritrova per giocare a forme più strutturate di associazionismo culturale in cui lo stare insieme produce conoscenza dei territori in cui l'associazione è incardinata.

In secondo luogo, la mutualità associativa si fa servizio. Nelle Acli questo accade da sempre, ed oggi siamo abituati a pensare come imprese sociali strutturate e con dignità imprenditoriale, servizi che hanno maturato decenni di esperienza e migliaia di operatori: il Patronato, il Caf, la formazione professionale, i servizi per gli agricoltori hanno forme di impresa organizzate e strutturate da decenni.
Tutti i servizi che le Acli, però, nascono da un bisogno di comunità autoorganizzato: la formazione professionale delle origini nasce da vecchi macchinari di aziende dismesse negli scantinati di qualche parrocchia, il Patronato nasce come forma autoorganizzata di associazione di lavoratori parasindacale.
Questi servizi hanno assunto con il tempo un contenuto di struttura che ha garantito loro di rimanere stabili e professionali, nei decenni, ma nascono da esigenze dal basso dei cittadini, cittadini che fanno le Acli nei circoli e nelle province.

In terzo luogo, la mutualità associativa può essere uno spazio di lavoro per alcuni.
Ci arriva spesso una richiesta di persone che, spessissimo tramite il Progetto Policoro, ci chiedono di affiancarli nella gestione di un nido famiglia, di un servizio doposcuola, di una ludoteca, eccetera. In genere queste persone arrivano alla forma associativa senza particolare consapevolezza, perchè ritengono più semplice costituire un'Aps che, ad esempio, una cooperativa.
Con queste persone vogliamo provare a comprendere cosa dice la legislazione (fiscale, del lavoro, in materia di gestione di associazione, e di servizi educativi e culturali) e condividere un orizzonte di senso nel quale operano. Lo faremo con un percorso di formazione attraverso il quale restituiamo parte del cinque per mille che i cittadini campani hanno voluto donarci.
E al termine, chi vorrà, potrà vivere la dimensione della mutualità associativa dentro la visione di presente e futuro delle Acli.



sabato 29 marzo 2014

Portale Famiglia: Acli Salerno, Associazione amici dei bambini e Associazione Famiglie numerose per affrontare i problemi dal basso

Acli Salerno presenta l'iniziativa di "PortaleFamiglia".
Pubblichiamo di seguito il comunicato di lancio


Sensibili ai preoccupanti mutamenti delle dinamiche lavorative, che quotidianamente espongo molte famiglie a gravi disagi e difficoltà, minando la sostenibilità delle economie familiari ed il benessere dei legami in essa presenti, le tre sigle hanno voluto attivare uno spazio intranet (riservato per ora ai soli soci), per sostenere in ottica meramente solidaristica l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.


L’utilizzo del Servizio, offerto dal Portale Famiglia (http://www.portalefamiglia.it), favorendo opportunità legate all’incontro/scambio tra domanda/offerta di lavoro in seno alla rete degli associati (Acli - Ai.Bi. - AnFn) nella logica di mutuo aiuto e sussidiarietà circolare, si pone alcuni obiettivi:
­‐ agire politiche attive del lavoro,  favorendo opportunità legate all’incontro/scambio tra domanda/offerta di
lavoro a partire dalla rete degli associati (Acli - Ai.Bi. - Anfn);
­‐ portare il nostro contributo alla promozione di una  cultura del consumo responsabile, liberata dagli eccessi del consumismo, favorendo le relazioni tra famiglie e persone, in una dimensione di servizio e gratuità 
­‐ ripensare stili di vita ed agire quotidiani nell’ottica dello scambio che diventa dono, dell’attenzione all’ambiente, della felicità pubblica che si traduce in fiducia nell’altro, della partecipazione allargata che diventa comunità.


Siamo convinti, che le reti familiari e le comunità locali, possano rappresentare una risorsa importante, anzi fondamentale, per lo sviluppo del ben-essere della famiglia, per la sua tutela e promozione sociale, a partire proprio da chi si trova in situazioni di fatica, dove il profitto (letto come fonte del benessere) non sia monetizzare il lavoro ma andare verso una migliore qualità della vita. 

Una opportunità, capace di generare economia civile ma ancor più legami, incontri e prossimità a partire da bisogni a cui non vogliamo dare un prezzo, ma riconoscere un valore.

domenica 16 febbraio 2014

I circoli Acli e i morsi della crisi

La crisi che viviamo, lo hanno richiamato più volte gli ultimi Pontefici, è crisi delle imprese (sia sul piano economico che finanziario), crisi del sistema bancario e crisi del debito degli stati, ma è anche  e soprattutto crisi sociale ed educativa.
Quale ruolo dell'autoorganizzazione dei cittadini nelle organizzazioni sociali?
Gianvincenzo Nicodemo



Le famiglie rischiano di perdere il proprio tradizionale compito sociale - tipico delle società mediterranee, di ammortizzatore sociale. Da un lato avviene che le famiglie trovino sempre più arduo affrontare da sole le difficoltà di coloro che non possono badare da soli a loro stessi (i più più piccoli, gli anziani, i portatori di handicap).

Dall'altro lato l'investimento dello Stato e degli Enti locali nelle politiche sociali è progressivamente andando riducendosi (e condinua a ridursi) da più di dieci anni. Questo avviene sia sul piano della riduzione dell'ammontare complessivo delle risorse disponibili, che dal versante dell'incapacità a far fronte agli impegni finanziari nei confronti degli enti di terzo settore, che erogano parte consistente di questi servizi.

La stessa 328/00, che con la programmazione dei Fondi (nazionali, regionali, territoriali delle Politiche sociali) delle risorse avrebbe voluto essere il punto di avvio di un grande programma di ammodernamento del sistema delle politiche di sostegno a chi non ce la fa è diventata il “canto del cigno” di un sistema che proprio dalla 328 in poi è in via di smantellamento.

Uno sguardo di speranza cristiana dentro questa situazione ci consente di tracciare alcune considerazioni sul ruolo che l’associazionismo - e l’associazionismo aclista - può assumere dentro questa fase difficile del paese.

Innanzitutto c’è un valore etico dello stare insieme in associazione, che si concretizza nel “socializzare l’incertezza”: scoprire che non si è soli ad affrontare i medesimi problemi di quotidianità, che non si è soli a vedersi trascinati verso il "border line". Lo spazio del circolo diventa spazio del confronto e della partecipazione.

Lo "stare insieme", lungi dall'essere la soluzione alla crisi, può essere il primo passo di una strategia che nella mutualità e nell'aiuto reciproco, apre strade che vedono l'associazionismo e le Acli riproporre prassi storiche e metodi nuovi. E' la logica del piccolo che produce grandi cose. E’ la rivoluzione del piccolo, dell’autoorganizzato, del mutualistico, della dimensione dello stare insieme.

E' lo stumento concreto di una centralità della persona declinata nei tempi che viviamo.

Una mutualità associativa che produce servizio sociale
Promuovere la mutualità è il compito dell'ora delle organizzazioni sociali e i circoli Acli si prestano, in questo, ad essere sentinelle. Non mi riferisco soltanto alla forma mutualistica della cooperazione nelle sue forme più tradizionali (consumo, lavoro, conferimento, bancaria, ecc).

Uno spazio di protagonismo - anche economico - per le Acli nelle città e nei quartieri è dato dalla promozione di mutue sul modello di quelle ottocentesche: se la spesa pubblica in materia di sanità, ad esempio, è destinata a decrescescere, bisogna che i cittadini si autoorganizzino per affrontare bisogni che potrebbero non essere più in futuro, soddisfatti.

Si pensi al costo delle cure dentistiche e alla incidenza della spesa di cura dei bambini più piccoli e della possibilità di realizzare gruppi di acquisto in questo senso. Siamo in grado, come corpi intermedi campani, di promuovere forme di mutualità in questo ambito?

La mutualità che possiamo promuovere è un metodo di azione sociale: va dalla promozione di gruppi di auto mutuo aiuto (si pensi, ad esempio, al bisogno di condividere i problemi della educazione per le giovani famiglie), alla promozione di gruppi di acquisto, ai nidi familiari, a forme di mutualità informale come gruppi di genitori che accompagnano a turno i propri figli a scuola, eccetera.

Se il fine è quello di sempre - la centralità della persona e della famiglia come società naturale - il metodo adatto al fine di questo tempo si chiama mutualità.

E le Acli?