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venerdì 4 settembre 2015

Marcia degli scalzi


È arrivato il momento di decidere da che parte stare. 

È vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa. Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.

Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere.
È difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.
Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un'altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro a una barca, a un tir, a un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.
Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.
Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.

La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà.
È l'inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie.
Dare asilo a chi scappa dalle guerre significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione delle ricchezze.

Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.
In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d'Italia e d'Europa.

Per chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. creare un vero sistema unico di asilo in Europa, superando il regolamento di Dublino.

Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme.

Primi firmatari (nazionali)

Lucia Annunziata,Don Vinicio Albanesi, Gianfranco Bettin, Marco Bellocchio, Don Albino Bizzotto, Elio Germano, Gad Lerner, Giulio Marcon, Valerio Mastrandrea, Grazia Naletto, Giusi Nicolini, Marco Paolini, Costanza Quatriglio , Norma Rangeri, Roberto Saviano, Andrea Segre, Toni Servillo, Sergio Staino, Jasmine Trinca, Daniele Vicari, Don Armando Zappolini
Primi promotori locali
Anna Cristofaro, Francesca Coleti, Andrea Morniroli...
Per aderire e segnalare la propria presenza alla riunione di preparazione in programma a Napoli l'8 settembre, presso la sede delle Acli in via del Fiumicello 7 (Corso Garibaldi lato via Marina, all'altezza di Piazza Guglielmo Pepe) alle ore 16.00 per provare ad organizzare anche qui la Marcia, scrivere a: 
anna.cristofaro_at_acli.it;
andreamorniroli_at_libero.it
coleti_at_arci.it.

giovedì 16 luglio 2015

Alleanza contro la povertà in Campania

La proposta del Reddito di inclusione sociale (REIS) al centro di un seminario di approdondimento, promosso dai soggetti sociali che in Campania aderiscono all'Alleanza contro la povertà.
Per essere aggiornati: #povertà #Campania.



venerdì 10 luglio 2015

#CampaniaRacconta: Passaggio di testimone tra Antonella Cilento e Emilia Besabea Cirillo

Al termine del primo incontro del ciclo di appuntamenti con "Mi racconti una storia?" la scrittrice napoletana Antonella Cilento consegna il libro "testimone" con il quale proseguire l'itinerario narrante di #CampaniaRacconta.
Pubblichiamo qui di seguito il testo che accompagna il passaggio del quale è destinataria Emilia Bersabea Cirillo.



"Che responsabilità consegnare un libro, passare il testimone! E, soprattutto, doverne scegliere uno e nessun altro fra i molti che rappresentano la vera letteratura e dunque il vero senso dell’arte, dell’incontro, dell’avventura umana!
Voglio passare dalle mie mani a quelle dell’autrice e amica che mi seguirà un libro-tesoro, allora, di quelli che si trovano con difficoltà perché l’editore stenta a ristamparlo, di quelli preziosi che tutti dovrebbero leggere perché in tanti potrebbero averlo scritto, data l’intensità delle storie personali e familiari e la condivisione di esperienze generazionali che raccoglie, ma solo una, Fabrizia Ramondino, ha realizzato.
L’opera prima di Fabrizia s’intitola “Althenopis”, è un libro uscito da Einaudi nel 1980, anno di svolta per la letteratura in Italia, l’anno de “Il nome della rosa” di Umberto Eco e di “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli, per dire due titoli diventati, per ragioni diversissime, riferimenti, boe di passaggio fra generazioni diverse. Ma è, appunto, anche l’anno di questo curioso romanzo, costruito per capitoli fatti di luoghi o di personaggi, nonne, zie, mamme, e di città ma anche di stanze di una casa, quella materna, esplorata come un utero. Noi siamo le case che abitiamo. E siamo le città dove viviamo.
Scrisse anni dopo Fabrizia Ramondino, in un altro suo libro, che Napoli non è una città materna ma una città balia, di quelle che curano i figli e poi li cedono ad altri destini, ad altri paesi. Per lei era stato vero poiché da Napoli per un lungo periodo fuggì, abitando in Germania, in Spagna, ma poi vi tornò, installandosi nel centro del centro storico, in una biforcazione antichissima dei decumani, per poter guardare da vicino l’umanità che le sembrava più vera: senza dimora, mendicante, umile, popolare.
Lei, che era di famiglia colta e benestante ma che, come racconta in “Althenopis”, aveva in fondo avuto un’infanzia selvaggia, avventurosa e mascolina.
In questo romanzo la Napoli della guerra e del  dopoguerra, mai nominata, “Althenopis” ovvero occhio di vecchia, come i tedeschi la chiamavano, e Itri e Castellammare e molti altri luoghi non sono designati con i nomi reali ma con i nomi dell’immaginazione, un po’ come aveva fatto cinque anni prima Anna Maria Ortese ne “Il Porto di Toledo”, il suo più sfortunato e interno libro.
Nominare un luogo e le persone che lo abitano trasformando la loro identità fantasmatica è il compito di questo meraviglioso libro, che parla di vecchi e giovani, di lingue speciali, il dialetto e le invenzioni della giovinezza, di corpi e di trasformazioni, del mistero del cuore umano, come avrebbe detto Flannery ‘O Connor, senza mai perdere di vista l’ironia, la comicità ventrale che è di Napoli e nemmeno il dramma, o le lingue che la rendono insieme internazionale, mondiale, apolide eppure anche locale, chiusa, provinciale. Una capitale e una periferia al tempo stesso.
Le bambine di ogni età si ritroveranno nelle pagine di questo libro e s’interrogheranno sul perché le cose vanno in un certo modo, perché si vive e perché si muore, perché non ci capiamo quando parliamo e perché talune spiegazioni è bene metterle in nota, come buffamente accade in questo libro, e dalle note queste stesse informazioni diventano sottostorie, come se altre voci ancora, insieme a quelle dei personaggi, prendessero parola. Libro, dunque, di fatti e di luoghi e anche di sogni, di spiriti, di evocazioni, libro di morti.
Possiamo stare al mondo e possiamo stare a Napoli senza aver letto “Althenopis”?
Secondo me no. Poiché la letteratura italiana, quella vera, quella che passerà i secoli, se ancora secoli restano a quest’arte, è stata fatta soprattutto da donne (Morante, Banti, Ortese, Ramondino) e noi tutti e tutte siamo loro debitrici."

Antonella Cilento

lunedì 6 luglio 2015

Mi racconti una storia?



Le Acli della Campania organizzano un ciclo di appuntamenti per incontrare i territori e descriverli attraverso le opere dei protagonisti della scena letteraria locale, recuperando in una simbolica  alleanza con le autrici e gli autori la capacità di raccontare la realtà.

In un’ideale staffetta, cinque scrittori e scrittrici campani, uno per provincia, si passeranno il testimone delle memorie della nostra regione. Ognuno di loro consegnerà al successivo una storia con la quale ha dato voce alla sua città nei suoi vari aspetti, raccontandone cronache e contraddizioni, luci e ombre, illusioni e progetti.

Si inizierà a Napoli, giovedì 9 luglio 2015 alle 17.30 con Antonella Cilento, presso la Biblioteca solidale del Circolo delle Acli di Napoli Cento Passi al Rione Alto, in Via Enrico Caruso 4/5, nella sede dell’ente che da alcuni anni cura un progetto di raccolta, catalogazione e prestito dei libri in disuso. 

Gli eventi in programma potranno essere seguiti tramite i profili
partecipando attivamente attraverso l’ashtag #CampaniaRacconta.

Antonella Cilento, scrittrice e insegnante di scrittura, fondatrice de Lalineascritta e giornalista, è nata e vive a Napoli. Il suo ultimo libro è Bestiario Napoletano (Laterza 2015). Con Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori 2014) è stata finalista del Premio Strega 2014, e Premio Boccaccio 2014. Ha visto pubblicare i suoi romanzi e racconti in diversi paesi europei e negli USA.
Autrice radiofonica e teatrale, ha collaborato anche alla scrittura di sceneggiature cinematografiche. Vanta numerosi premi e riconoscimenti e contribuisce attivamente alle iniziative culturali in tutta la regione.
Con www.lineascritta.it conduce programmi di formazione e laboratori on-line. Il suo sito personale è www.antonellacilento.it

sabato 30 maggio 2015

La Regione che non vota. Seggi simbolici per gli stranieri esclusi dal diritto al voto




Il 31 maggio si voterà in sette Regioni  e in numerosi comuni, tra cui 18 capoluoghi di provincia, per eleggere i nuovi consigli regionali e comunali, oltre ai presidenti di Regione e ai sindaci delle località interessate.

Dalla consultazione saranno ancora una volta esclusi le cittadine e i cittadini stranieri residenti in Italia, oltre 5 milioni di persone che vivono stabilmente nel nostro paese, ne frequentano scuole o università, lavorano e pagano regolarmente le tasse. Una parte consistente della popolazione è quindi espropriata di un diritto fondamentale, quello di contribuire, attraverso la libera espressione del voto, alla scelta dei propri amministratori.

Per sanare questo vulnus democratico, la Campagna L’Italia sono anch’io, promossa da 22 organizzazioni sociali e sindacali, ha depositato in Parlamento nel 2012 due proposte di legge di iniziativa popolare, una delle quali prevede la possibilità per gli stranieri residenti di esercitare il loro diritto di voto alle elezioni amministrative.
Sono passati tre anni, e nonostante  il largo consenso registrato nella raccolta di firme sulle proposte di legge, nulla si è mosso ancora in Parlamento.


Per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, dei politici e delle istituzioni su questa situazione, L’Italia sono anch’io ha deciso di allestire in alcune delle città in cui si vota dei seggi simbolici, invitando i cittadini stranieri ad esprimere su dei fac simile di scheda il proprio voto. Le schede verranno scrutinate e i risultati resi noti, anche se non potranno influire sull’esito delle elezioni.

Seggi simbolici verranno allestiti, tra l’altro, a Napoli, presso la sede delle Acli, in via del Fiumicello 7, dalle 14 alle 20; a Bari: presso la sede della Cgil, in via Loiacono 20/B dalle 8 alle 17, presso l’Ufficio migranti della Cgil in via E. Fieramosca 52 dalle 8 alle 18, presso la chiesa di S. Marcello in Largo Don franco Ricci dalle 8 alle 13, al parco Perotti, presso la ‘Festa dei popoli’, dalle 18 alle 23; a Prato in Piazza Mercatale; a Genova presso la sede dell’associazione A.M.A. in via della Maddalena 52/c dalle 9 alle 12.30.